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23 Aprile 2020

BASTA COSÌ

Possiamo ridurre il consumo di plastica?

  • < 1 minuti
Plastica_granchio-_spiaggia

A Oristano c’è una sede del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) dove biologi marini e studiosi da tutto il mondo studiano cause ed effetti dell’inquinamento. Uno di loro, Andrea de Lucia, Responsabile Scientifico del Centro Recupero del Sinis, che ci dà dieci punti su cui riflettere subito:

• Siamo circondati dalla plastica, ovvero: nei nostri monitoraggi non esiste un sito immune al problema;
• Per sostituire la plastica avremmo a disposizione innumerevoli materiali innovativi: il problema non è la plastica ma le cattive abitudini;
• È importante identificare le aree di accumulo (spiagge, fondali) e cercare di rimuovere più plastica possibile;
• Le microplastiche sono numericamente molto maggiori perché le grandi, nel tempo, si frammentano;
• Le microplastiche sono biodisponibili, cioè vengono ingerite dagli organismi marini;
• Le microplastiche entrano nella catena alimentare: già il plancton le ingerisce per errore… fino ai pesci che anche noi mangiamo;
• Diversi studi mostrano gli effetti dannosi delle microplastiche sulla fisiologia degli organismi (alterazioni a livello ormonale);
• L’usa e getta è un insulto alla sostenibilità;
• Utilizzare materiali compostabili va bene se vengono smaltiti correttamente, ma se dispersi negli ambienti naturali provocano comunque danni;
• Ognuno di noi potrebbe impegnarsi, quando andiamo in spiaggia, a ripulire anche dalle microplastiche il metro quadro che ha sotto l’ombrellone…

Mica buttiamo la plastica in mare: è il vento che ce la porta. L’inquinamento del mare inizia a terra, ed è qui che bisogna imparare che ogni piccolo pezzetto di plastica contribuisce a costruire la montagna enorme che sta soffocando il mare e che ci avvicina a quelle visioni della Terra rappresentate in tanti film di fantascienza.

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