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9 Agosto 2020

Cosa è la Blue Economy

One Ocean Foundation e SDA Bocconi

  • 2 minuti
photo Bill Oxford

Viviamo in un pianeta blu. L’oceano e i mari ricoprono circa il 75% della superficie terrestre e contengono il 97% dell’acqua disponibile. Emettono circa il 50% dell’ossigeno che respiriamo e contribuiscono in modo determinante alla regolazione del clima. Oltre tre miliardi di persone (il 40% della popolazione mondiale) dipendono dalla biodiversità e dai servizi offerti dagli ecosistemi marini e costieri. Secondo le stime delle Nazioni Unite e di OECD (Organization for Economic Co-operation and Development), oggi l’economia del mare occupa direttamente 31 milioni di persone e contribuisce al 2,5% del valore aggiunto lordo mondiale.

In altri termini, l’oceano non è solo un fondamentale regolatore degli equilibri del Pianeta, ma costituisce anche un gigantesco motore di sviluppo economico e sociale. Già oggi, la Blue Economy si inserisce tra le prime dieci economie mondiali e le previsioni indicano che nel 2030 il contributo raddoppierà fino a raggiungere i 3.000 miliardi di US$.

Il concetto di Blue Economy è stato introdotto durante i lavori preparatori della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile del 2012, tenutasi a Rio de Janeiro. A fianco della Green Economy, numerosi Stati costieri evidenziarono la necessità di riconoscere anche il fondamentale ruolo dell’oceano per il futuro del pianeta e di tutte le specie viventi.

Pochi anni dopo, con il lancio dell’Agenda 2030 e dei Sustainable Development Goals, le Nazioni Unite hanno finalmente identificato un obiettivo specifico (SDG 14) legato alla vita sott’acqua, definendo un preciso percorso per la protezione dell’oceano.

Da un lato la pressione dell’uomo è enorme. Le attività marittime – l’estrazione offshore e il trasporto di gas e petrolio, il commercio, la pesca, il turismo, la cantieristica, le attività portuali, ma più in generale molte altre filiere industriali come quelle della plastica, della chimica o dell’agricoltura, generano un impatto crescente sugli ecosistemi acquatici e mettono a dura prova la resilienza degli stessi.

Dall’altro, la possibilità di promuovere nuovi modelli di produzione e consumo in grado di coniugare crescita e salvaguardia degli ambienti marini dipende in larga misura dalla diffusione di più avanzate soluzioni tecnologiche e nuovi business model. Una delle principali sfide, pertanto, consiste nel portare innovazioni sostenibili (le blue technologies) nell’economia del mare. Ciò significa sviluppare e applicare i risultati della ricerca in campi quali le biotecnologie marine, le nanotecnologie, i nuovi materiali, le energie rinnovabili (eolico offshore, onde, maree), i combustibili alternativi, le tecnologie di monitoraggio e controllo nelle industrie marittime.

Si tratta di un’opportunità immensa per le imprese e per il settore finanziario, che potranno acquisire o consolidare nuovi vantaggi competitivi. Da questa prospettiva, inoltre, emergono molteplici possibilità per la creazione di start up innovative (e di nuovi posti di lavoro), in grado di coniugare la valorizzazione del potenziale dell’oceano e delle aree costiere con il rispetto dell’integrità degli ecosistemi.

Alla luce della proattiva collaborazione scientifica avviata negli scorsi anni, Fondazione One Ocean e SDA Bocconi stanno mettendo a fuoco nuove direttrici di ricerca per esaminare le potenzialità legate alla Blue Economy nella prospettiva dello sviluppo sostenibile. La partnership punta a identificare e mappare le soluzioni tecnologiche e i modelli di business più innovativi, individuando e diffondendo le storie di successo mediante i più opportuni strumenti di ricerca e comunicazione.

 

di Stefano Pogutz, Stephen Leslie, Francesco Perrini e Manlio De Silvio, Sustainability Lab, SDA Bocconi School of Management

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