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11 Ottobre 2020

Le barriere coralline di profondità

L'importanza delle “foreste pluviali degli oceani”

  • 2 minuti
Coralli di profondità nel nord Pacifico a 2044 m di profondità - foto NOAA’s Office of Ocean Exploration and Research

A oggi, 116 barriere coralline sono state scoperte nelle profondità dell’oceano, alcune oltre i 2.000 m, dove non penetra mai il sole. I ricercatori dicono che sono importanti per la biodiversità e hanno bisogno di protezione tanto quanto le barriere costiere visitate ogni anno dagli amanti dello snorkeling. Si trovano tra i 200 e i 1.200 metri sotto la superficie, in acque dove nessuna nazione ha giurisdizione.

Il ruolo delle barriere coralline nell’ecosistema marino è noto. Sebbene coprano solo lo 0,1% del fondale complessivo, sono l’habitat di circa un quarto di tutta la vita marina. Gli scienziati avvertono che, a meno che non si intervenga, il cambiamento climatico potrebbe portare alla morte di tutte le barriere entro il 2100.

 

Le foreste pluviali del mare

I coralli di profondità si sono evoluti per vivere al di sotto della zona fotica, la parte più alta del mare dove penetra la luce. Sono solo sei specie sulle 845 esistenti, e ora un’indagine individua la posizione di alcuni banchi di questi coralli. “Ce ne sono probabilmente molti altri ancora da scoprire”, dice Daniel Wagner, co-autore della ricerca pubblicata su Science. Descrivendo le barriere coralline come “le foreste pluviali dei mari” Wagner sottolinea che le scogliere d’alto mare, non essendo protette dalle leggi di nessun paese, sono tra gli ecosistemi più vulnerabili della Terra.

 

Proteggere le barriere coralline d’alto mare

Nel diritto internazionale, l’alto mare non appartiene a nessuno e a tutti, il che rende difficile organizzare gli sforzi per la conservazione di queste scogliere profonde, che sono importanti per la biodiversità marina tanto quanto le loro cugine costiere.

Alcune si trovano a più di due chilometri sotto la superficie e possono essere raggiunte solo da sottomarini specializzati. Solo un quinto delle 116 barriere di profondità conosciute ad oggi gode di una qualche forma di protezione dalla pesca di fondo a strascico. Nessuna è protetta dagli effetti della navigazione.

Gli scienziati hanno scoperto che questi coralli di acque profonde amano crescere su ripide montagne o colline sottomarine che si trovano negli oceani Pacifico e Atlantico, e alcune nell’Oceano Indiano.

L’anno scorso, si è formata la  Coral Reefs on the High Seas coalition, composta da un gruppo di esperti in scienza oceanica, politica, legge e comunicazione, per proteggere queste scogliere profonde.

“Comprendere e proteggere le barriere coralline d’alto mare può essere una delle cose più efficaci che possiamo fare per garantire la resistenza dell’oceano e una pesca sana per le generazioni future” dicono.

La coalizione spera di influenzare la Conferenza Intergovernativa delle Nazioni Unite che è stata convocata per redigere un nuovo trattato internazionale sulla biodiversità d’alto mare e proteggere l’oceano profondo dallo sfruttamento di attività dannose come l’estrazione mineraria sottomarina. Al momento i progressi sul nuovo trattato sono però bloccati dalla diffusione della pandemia COVID-19.

Scopri di più sul sito di WEF (World Economic Forum)  

 

Image: Deep Sea Biology Society

 

 

 

 

 

 

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