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8 Settembre 2020

La mappa delle infrastrutture marine

Uno studio classifica le infrastrutture che insistono sugli oceani

photo: Maksym Kaharlytskyi @unsplash

Lo sviluppo delle infrastrutture nell’oceano è stato per la prima volta mappato e misurato. Un gruppo di scienziati appartenenti a università e istituti di ricerca di Sidney hanno pubblicato una  ricerca secondo la quale un’area di circa 30.000 chilometri quadrati – l’equivalente dello 0,008% dell’oceano – è ad oggi modificata dalle costruzioni dell’uomo.

Se però nel calcolo si includono le aree circostanti che ne sono influenzate perché il flusso delle acque ne risulta alterato o inquinato, si arriva a due milioni di chilometri quadrati, ovvero oltre lo 0,5% dell’oceano.

Nel calcolo rientrano le aree interessate da tunnel e ponti, le infrastrutture per l’estrazione di energia (ad esempio, piattaforme petrolifere e di gas e i parchi eolici), per la navigazione (porti e porti turistici), le infrastrutture per l’acquacoltura e le barriere artificiali come le dighe foranee.

“Dalla metà del XX secolo lo sviluppo delle infrastrutture in mare si è intensificato con conseguenze positive in alcuni casi e negative in altri, evidenziando la necessità di migliorarne la gestione con norme specifiche. La maggior parte infatti interessa le zone costiere, che sono le più biologicamente attive e anche e più delicate”. Dice la Dr.ssa Ana Bugnot, responsabile della ricerca.

 

Leggi tutto l’articolo pubblicato dall’Università di Sidney su Science Daily il 31/08/ 2020

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